Quando un profumo non viene presentato, ma evocato
Ci sono prodotti che si possono raccontare attraverso le loro caratteristiche. Altri richiedono un linguaggio diverso, capace di evocare ciò che non è immediatamente visibile. È il caso di Micodelirio di Nasomatto, protagonista di un progetto presentato da Jolie Profumerie nella boutique di Via Filangieri di Napoli.
La sfida era trasformare una fragranza in un’esperienza visiva, senza limitarsi a mostrare il flacone o a costruire una rappresentazione convenzionale del profumo. La direzione creativa è partita proprio dalla natura evocata dal nome e dall’immaginario della fragranza, cercando un punto d’incontro tra materia organica, percezione e design. L’obiettivo non era illustrare un prodotto, ma costruire un mondo nel quale lo spettatore potesse entrare.
Dalla natura alla materia, una regia costruita sulla trasformazione
Il film si sviluppa come un viaggio progressivo. La camera parte dall’alto, attraversa una natura inizialmente sospesa e si avvicina fino a trasformare il paesaggio in una presenza fisica, fatta di materia, profondità e movimento. La scelta di una regia fluida, che alterna prospettive e scale differenti, accompagna lo spettatore in una dimensione in cui il confine tra ambiente reale e immaginazione diventa sempre più sottile.
A un certo punto, il racconto raggiunge la boutique Jolie, uno spazio essenziale e controllato nel quale la natura comincia a insinuarsi, modificando progressivamente l’ordine dell’ambiente. Il contrasto non è casuale: da una parte la precisione dello spazio, dall’altra la crescita spontanea della materia organica.
Due linguaggi che riflettono la tensione tra controllo e istinto, tra selezione e proliferazione, e che trovano un punto di contatto nella pigna, elemento naturale che richiama direttamente il tappo del flacone.
È qui che la direzione artistica lega l’immaginario alla forma concreta del prodotto, trasformando un dettaglio di design nel raccordo visivo e concettuale dell’intero film.
La produzione con l’intelligenza artificiale ha permesso di costruire queste trasformazioni in una continuità cinematografica che sarebbe stata complessa da ottenere con una ripresa tradizionale. Ma la possibilità tecnica, da sola, non sarebbe bastata. Il lavoro è consistito nel progettare una progressione coerente tra ambientazioni, movimenti di camera, composizioni e passaggi visivi, mantenendo un’identità riconoscibile lungo tutto il racconto. L’AI è stata quindi uno strumento di regia, non un effetto da esibire: ogni trasformazione doveva accompagnare la narrazione e rafforzare il legame tra la fragranza, il suo immaginario e lo spazio che la ospita.
Il risultato è una comunicazione che non separa il prodotto dal mondo che lo rappresenta. La natura non è un semplice fondale decorativo, così come la boutique non è soltanto il luogo in cui avviene la presentazione: entrambi diventano parti di un racconto che riflette l’identità di Micodelirio e il carattere della collaborazione con Jolie. La pigna, da elemento organico, si rivela progressivamente anche forma, design e firma visiva, ricomponendo il percorso tra natura e prodotto, tra profumo e pelle e tra NASOMATTO e JOLIE PROFUMERIE.
È questo legame a rendere il film più di una dimostrazione delle possibilità dell’AI: le immagini non cercano soltanto di stupire, ma costruiscono associazioni che aiutano a rendere la fragranza riconoscibile e la collaborazione memorabile. Perché quando un prodotto possiede un immaginario preciso, la comunicazione più efficace non è necessariamente quella che lo mostra meglio, ma quella che riesce a dare forma al mondo che porta con sé.
Perché alcune fragranze non si limitano a essere indossate. Si attraversano.
È da questo processo che nasce il mio lavoro: individuare il potenziale narrativo di un prodotto e trasformarlo in una direzione visiva capace di distinguerlo. Se stai sviluppando un progetto per il tuo brand o per un cliente e cerchi un approccio che integri concept, art direction e produzione visiva.













